Intermezzo #2

18 giugno 2010

Il problema in Italia, si sa, è sempre il turismo. Per risolverlo si può: spostare la data d’inizio delle lezioni scolastiche oppure, in alternativa, prendersela con le previsioni metereologiche e promettere un “federalismo metereologico”.

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– Ebbene, disse, in che modo si amministrano questi uomini? E poi, quale è il carattere di una simile costituzione? Un tale uomo, è chiaro, si manifesterà un democratico.

– È chiaro, rispose.

– Ora, in primo luogo, non sono liberi? e lo stato non diventa libero e non vi regna libertà di parola? e non v’è licenza di fare ciò che si vuole?

– Sì rispose, almeno lo si dice.

– Ma dove c’è questa licenza, è chiaro che ciascuno può organizzarvisi un suo particolare modo di vita, quello che a ciascuno più piace.

– È chiaro

– È soprattutto in questa costituzione, a mio avviso, che si troveranno uomini d’ogni specie.

– E come no?

– Forse, ripresi, tra le varie costituzioni questa è la più bella. Come un variopinto mantello ricamato a fiori di ogni sorta, così anche questa, che è un vero mosaico di caratteri, potrà apparire bellissima. E bellissima, continuai, saranno forse molti a giudicarla, simili ai bambini e alle donne che contemplano gli oggetti di vario colore.

– Certamente, ammise.

– E poi, benedetto amico, feci io, v’è una certa convenienza a ricercarvi una costituzione.

– Perché?

– Perché, per la licenza che le è propria, presenta ogni genere di costituzione. Chi, come facevamo or ora noi, vuole organizzare uno stato, forse è costretto a recarsi in uno stato democratico per scieglierne, come andasse a una fiera di costituzioni, il tipo che gli piace; e quando l’ha scelto così, può fondare il suo stato.

– Sì, rispose, probabilmente non gli mancherebbero modelli.

– Ma, continuai, non aver alcun obbligo di governare in questo stato, nemmeno se ne sei idoneo, né di essere governato, se non lo vuoi, né di fare guerra quando la fanno gli altri, né di mantenere la pace quando la mantengono gli altri, se non ne hai voglia; e ancora, se una data legge ti vieta di stare al governo o di sedere in tribunale, poter ciononostante governare e giudicare se te ne viene l’estro, tutto questo modo di vivere, di primo acchito, non è prodigioso e dolce?

– A prima vista forse sì, rispose.

– E non è carina la mitezza di certe sentenze giudiziarie? Non ha ancora veduto uomini che tale regime ha colpiti di sentenza di morte o di esilio, cionondimeno restare e girare tra la gente? E ciascuno va attorno come un eroe, quasi che nessuno se ne curasse né lo scorgesse?

– Ne ho veduti molti, sì, rispose.

– Vediamo all’indulgenza e all’assoluta mancanza di meticolosità che le sono proprie, anzi al disprezzo dei princìpi che noi esponevamo con tanto rispetto quando fondavamo lo stato. Dicevamo che se uno non ha una natura straordinaria, non potrà mai diventare un onest’uomo, a meno che fin da bambino non si diverta con giochi belli o non attenda a ogni cosa simile. Ora, con quanta alterigia la democrazia calpesta tutto questo, senza curare quali studi uno segue per prepararsi all’attività politica; anzi lo onora non appena affermi di essere ben disposto verso la massa popolare!

– Regime indubbiamente nobile!, disse.

– Ecco dunque, continuai, quali saranno le caratteristiche della democrazia, con altre a loro affini. A quanto sembra, sarà una costituzione piacevole, anarchica e varia, dispensatrice di uguaglianza indifferentemente a uguali e ineguali.

– Quelle che dici, rispose, sono cose ben note.

Platone, Repubblica, libro 8 (XI, 557a-558c)